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Approfondimento Percaya

UNI ISO 14068-1: neutralità carbonica, requisiti e rapporto con gli edifici

In breve

La UNI ISO 14068-1:2025 definisce un percorso volontario per quantificare, ridurre e bilanciare l’impronta climatica di un soggetto delimitato. Le riduzioni hanno priorità sulla compensazione. La norma non equivale al net zero, non certifica automaticamente un edificio a emissioni zero secondo la EPBD e non sostituisce le regole sui claim ambientali.

Tecnico davanti a simboli di neutralità carbonica, energie rinnovabili, riduzione della CO2 e riciclo

La UNI ISO 14068-1:2025 è una norma tecnica volontaria per impostare e dimostrare la neutralità carbonica di un soggetto chiaramente delimitato, come un’organizzazione o un prodotto, compresi servizi, edifici ed eventi. Richiede di quantificare l’impronta climatica, dare priorità alle riduzioni e gestire con trasparenza le emissioni residue. Non dimostra automaticamente che un edificio sia “a emissioni zero” secondo la Direttiva EPBD e non rende lecito qualsiasi claim ambientale fondato sulla compensazione.

Per applicare correttamente la norma occorre definire il soggetto valutato, i confini del bilancio, il periodo di riferimento, le fonti emissive considerate, il piano di riduzione, le eventuali rimozioni o compensazioni e le modalità di rendicontazione e verifica.

La neutralità carbonica descrive quindi un bilancio riferito a un perimetro e a un periodo dichiarati. Non equivale necessariamente all’assenza materiale di qualsiasi emissione.

Che cos’è la UNI ISO 14068-1:2025

La UNI ISO 14068-1:2025 è l’adozione italiana della ISO 14068-1:2023, dedicata alla gestione del cambiamento climatico e, in particolare, al raggiungimento e alla dimostrazione della neutralità carbonica.

La versione italiana è entrata in vigore il 23 gennaio 2025 e stabilisce principi, requisiti e indicazioni per:

  • quantificare l’impronta climatica del soggetto considerato;
  • pianificare e realizzare riduzioni delle emissioni;
  • aumentare, quando pertinente, le rimozioni nella catena del valore;
  • gestire la parte residua attraverso strumenti di compensazione;
  • documentare e comunicare la dichiarazione di neutralità carbonica.

Nell’espressione “neutralità carbonica”, il riferimento al carbonio comprende normalmente i diversi gas a effetto serra considerati nel bilancio ed espressi in tonnellate di CO₂ equivalente.

Elemento Significato
Oggetto Percorso per raggiungere e dimostrare la neutralità carbonica
Soggetti Organizzazioni e prodotti, compresi servizi, edifici ed eventi
Natura Norma tecnica volontaria
Priorità Ridurre le emissioni prima di ricorrere alla compensazione
Risultato Dichiarazione riferita a confini, metodologia e periodo definiti
Limite Non equivale automaticamente al net zero o allo standard EPBD di edificio a emissioni zero

Una dichiarazione non può essere estesa oltre il soggetto effettivamente analizzato. La neutralità riferita a una sede, a un prodotto, a un servizio o a un determinato esercizio annuale non dimostra automaticamente che l’intera organizzazione sia carbon neutral in modo permanente.

La UNI ISO 14068-1 è obbligatoria?

No. Non esiste un obbligo generale che imponga a tutte le imprese, a tutti i prodotti o a tutti gli edifici di applicare la UNI ISO 14068-1.

Si tratta di una norma tecnica volontaria che un soggetto può scegliere di utilizzare per organizzare, documentare e rendere più verificabile il proprio percorso di neutralità carbonica.

L’applicazione dello standard può tuttavia diventare rilevante o richiesta attraverso:

  • contratti e capitolati;
  • gare e procedure di acquisto;
  • politiche ambientali aziendali;
  • richieste di gruppi societari o catene di fornitura;
  • programmi di verifica o qualificazione;
  • specifici richiami contenuti in norme o regolamenti.

Occorre quindi distinguere tra:

  • applicazione volontaria, derivante dalla scelta autonoma del soggetto;
  • requisito contrattuale, previsto da un contratto, un capitolato, una gara o un rapporto di fornitura;
  • obbligo normativo, derivante da una disposizione legislativa o regolamentare applicabile.

Quando un’organizzazione decide di richiamare pubblicamente la norma o di formulare una dichiarazione di neutralità carbonica, deve comunque poter dimostrare quanto comunicato. Il carattere volontario dello standard non rende facoltative l’accuratezza dei dati e la trasparenza del claim.

A chi si applica la UNI ISO 14068-1

La norma può essere applicata a un soggetto chiaramente identificato, come:

  • un’intera organizzazione;
  • una sede o una specifica attività;
  • un prodotto o una linea di prodotti;
  • un servizio;
  • un edificio;
  • un evento;
  • una parte delimitata di un’organizzazione.

Il soggetto deve essere definito con precisione

Una frase generica come “siamo carbon neutral” può risultare ambigua quando non chiarisce:

  • quale organizzazione o attività sia compresa;
  • quali sedi e processi siano stati considerati;
  • quale periodo venga coperto;
  • quali fonti emissive siano incluse;
  • quali esclusioni siano state applicate;
  • quali riduzioni siano state conseguite;
  • come siano state gestite le emissioni residue.

La dichiarazione deve permettere al destinatario di capire se la neutralità riguarda l’intera impresa, una singola sede, un prodotto, un servizio o un evento.

Anche il periodo di riferimento è essenziale. Un risultato calcolato per un esercizio annuale non dimostra automaticamente una neutralità permanente o valida per gli anni successivi.

Come definire i confini e quantificare l’impronta climatica

Non è possibile formulare una dichiarazione attendibile senza stabilire in modo trasparente:

  • che cosa viene analizzato;
  • quali attività sono comprese;
  • quale periodo viene considerato;
  • quali fonti emissive entrano nel calcolo;
  • quali emissioni vengono escluse;
  • con quali dati e fattori di emissione viene costruito l’inventario.

Emissioni dirette e indirette

Per un inventario organizzativo devono essere identificate le emissioni dirette e indirette rilevanti secondo la metodologia applicata.

Possono assumere rilievo:

  • le emissioni generate direttamente da impianti, combustibili e mezzi controllati;
  • le emissioni associate all’energia acquistata;
  • le emissioni della catena del valore, come materiali, trasporti, acquisti, utilizzo dei prodotti e fine vita.

Il perimetro, le categorie considerate e le eventuali esclusioni devono essere motivati e documentati. Non è corretto escludere automaticamente una fonte soltanto perché risulta complessa da misurare.

Per gli inventari delle organizzazioni, la ISO 14064-1 costituisce uno dei principali riferimenti per la quantificazione e la rendicontazione delle emissioni e delle rimozioni di gas serra.

Perché la qualità dei dati è decisiva

Un inventario attendibile dovrebbe documentare almeno:

  • origine dei dati;
  • periodo temporale;
  • unità di misura;
  • fattori di emissione;
  • stime e assunzioni;
  • criteri di attribuzione;
  • esclusioni;
  • limiti e incertezze;
  • eventuali modifiche metodologiche.

Quando non sono disponibili dati diretti possono essere utilizzate stime, ma queste devono essere motivate e distinguibili dalle misurazioni effettive.

La continuità del sistema di raccolta è altrettanto importante. Un calcolo occasionale ricostruito a posteriori con informazioni incomplete difficilmente consente di monitorare in modo credibile i miglioramenti.

Quali sono le fasi di un percorso di neutralità carbonica

Un percorso coerente può essere organizzato attraverso questa sequenza:

  1. definire il soggetto della dichiarazione;
  2. stabilire confini e periodo di riferimento;
  3. scegliere la metodologia di quantificazione;
  4. costruire l’inventario delle emissioni;
  5. individuare le fonti più rilevanti;
  6. definire obiettivi e interventi di riduzione;
  7. realizzare e monitorare gli interventi;
  8. quantificare le emissioni residue;
  9. gestire eventuali rimozioni o compensazioni;
  10. documentare e comunicare il risultato.

La UNI ISO 14068-1 segue una gerarchia precisa: la riduzione delle emissioni dirette e indirette e, quando pertinente, l’aumento delle rimozioni nella catena del valore hanno priorità rispetto all’offsetting esterno.

Ridurre prima di compensare

Gli interventi dipendono dal soggetto analizzato, ma possono comprendere:

  • efficienza energetica;
  • elettrificazione di processi e mezzi;
  • sostituzione dei combustibili fossili;
  • impiego di energia da fonti rinnovabili;
  • ottimizzazione dei processi produttivi;
  • riduzione dei consumi di materiali;
  • riprogettazione di prodotti e imballaggi;
  • ottimizzazione della logistica;
  • riduzione degli scarti;
  • collaborazione con i fornitori;
  • aumento della durata, riparabilità e circolarità dei prodotti.

Il piano dovrebbe indicare responsabilità, risorse, scadenze, indicatori e risultati attesi. Non è sufficiente dichiarare un generico impegno alla riduzione.

Come vengono gestite le emissioni residue

Le emissioni residue sono quelle che rimangono dopo gli interventi di riduzione realizzati e pianificati in modo coerente con il soggetto e il periodo considerati.

La dichiarazione dovrebbe spiegare:

  • quali riduzioni siano già state realizzate;
  • quali interventi siano ancora programmati;
  • perché una parte delle emissioni permanga;
  • come il residuo sia stato quantificato;
  • con quali strumenti venga gestito;
  • per quale periodo venga effettuato il bilanciamento.

Le emissioni residue non dovrebbero coincidere semplicemente con tutte le fonti che il soggetto ritiene più comodo non affrontare.

Rimozioni e compensazioni non sono equivalenti

Una rimozione sottrae gas serra dall’atmosfera e li immagazzina attraverso processi naturali o tecnologici. Una compensazione può invece utilizzare riduzioni o rimozioni generate da attività esterne al soggetto analizzato.

Nel valutare crediti e progetti occorre considerare almeno:

  • qualità del progetto;
  • addizionalità;
  • permanenza;
  • rischio di rilascio futuro;
  • tracciabilità;
  • rischio di doppio conteggio;
  • periodo di riferimento;
  • effettivo ritiro dei crediti;
  • coerenza tra quantità compensata e residuo dichiarato.

La conformità di un credito a uno specifico programma non risolve automaticamente ogni problema di qualità o di comunicazione. La dichiarazione deve spiegare quale strumento sia stato utilizzato e quale ruolo abbia avuto nel bilancio.

Quali norme ISO servono per quantificare e verificare le emissioni

La UNI ISO 14068-1 disciplina il percorso verso la neutralità carbonica, ma non sostituisce le metodologie necessarie per costruire l’impronta del soggetto.

Oggetto Norma di riferimento
Inventario GHG di un’organizzazione ISO 14064-1
Carbon footprint di prodotto ISO 14067
Neutralità carbonica UNI ISO 14068-1
Validazione e verifica delle dichiarazioni GHG ISO 14064-3
Analisi del ciclo di vita ISO 14040 e ISO 14044

Per un’organizzazione, la ISO 14064-1 riguarda la quantificazione e la rendicontazione delle emissioni e delle rimozioni a livello organizzativo.

Per un prodotto, la ISO 14067 disciplina la carbon footprint secondo un’impostazione coerente con l’analisi del ciclo di vita. La ISO 14064-3 riguarda invece la validazione e la verifica delle dichiarazioni sui gas serra.

Possono inoltre essere necessari:

  • regole di categoria di prodotto;
  • metodologie di settore;
  • requisiti di specifici programmi GHG;
  • criteri contrattuali;
  • protocolli tecnici;
  • disposizioni legislative applicabili.

Un’organizzazione, un prodotto e un edificio non condividono necessariamente gli stessi confini e le stesse fonti di dati.

Carbon neutral, net zero ed emissioni zero sono la stessa cosa?

No. Le espressioni descrivono concetti collegati, ma non equivalenti.

Concetto Significato generale Elemento distintivo
Neutralità carbonica Bilanciamento dell’impronta di un soggetto delimitato È riferita a confini, metodologia e periodo specifici
Net zero Percorso di lungo periodo fondato su riduzioni profonde Le emissioni residue devono essere limitate e bilanciate con rimozioni
Edificio a emissioni zero Standard energetico e climatico previsto dalla EPBD Richiede elevata prestazione e il rispetto di soglie e requisiti nazionali
Emissioni materialmente nulle Assenza effettiva di emissioni È diversa da un bilanciamento contabile

La neutralità carbonica può essere dimostrata per un soggetto, un perimetro e un periodo determinati. Il net zero descrive normalmente una traiettoria più ampia e di lungo periodo, basata su riduzioni profonde e sulla limitazione delle emissioni residue.

La stessa denominazione internazionale della ISO 14068-1 colloca la neutralità carbonica nel percorso di transizione verso il net zero, senza equiparare i due risultati.

Perché un claim generico può essere fuorviante

Espressioni come:

  • carbon neutral;
  • climate neutral;
  • emissioni zero;
  • carbon positive;
  • green;
  • eco-friendly;

possono trasmettere un significato più ampio rispetto a quello effettivamente dimostrato.

Una comunicazione trasparente dovrebbe chiarire:

  • oggetto della dichiarazione;
  • confini;
  • periodo;
  • metodologia;
  • riduzioni ottenute;
  • emissioni residue;
  • rimozioni o compensazioni utilizzate;
  • eventuale verifica indipendente.

La UNI ISO 14068-1 può essere applicata a un edificio?

Sì. Un edificio può essere definito come soggetto del percorso, ma occorre stabilire con precisione quali fasi, consumi ed emissioni siano comprese nel bilancio.

Per un edificio potrebbero essere considerate:

  • emissioni associate al funzionamento;
  • energia elettrica acquistata;
  • combustibili utilizzati in sito;
  • materiali da costruzione;
  • trasporto dei materiali;
  • attività di cantiere;
  • manutenzione e sostituzioni;
  • demolizione e fine vita.

Emissioni operative ed emissioni del ciclo di vita

Le emissioni operative derivano dall’energia utilizzata durante l’esercizio dell’edificio.

Le emissioni lungo il ciclo di vita comprendono invece anche quelle associate a:

  • produzione dei materiali;
  • costruzione;
  • trasporto;
  • manutenzione;
  • sostituzioni;
  • demolizione e fine vita.

La Direttiva EPBD prevede la progressiva introduzione del calcolo del potenziale di riscaldamento globale lungo il ciclo di vita per i nuovi edifici: dal 2028 per quelli con superficie utile superiore a 1.000 m² e dal 2030 per tutti i nuovi edifici.

Il perimetro adottato per una dichiarazione secondo la UNI ISO 14068-1 deve quindi essere esplicitato. Considerare soltanto l’energia operativa non equivale a valutare automaticamente l’intero ciclo di vita.

Qual è il rapporto con la Direttiva europea sugli edifici

La UNI ISO 14068-1 e la Direttiva (UE) 2024/1275 perseguono obiettivi climatici collegati, ma utilizzano criteri differenti.

La EPBD definisce l’edificio a emissioni zero come un edificio:

  • con prestazione energetica molto elevata;
  • con fabbisogno energetico nullo o molto basso;
  • senza emissioni di carbonio in sito derivanti da combustibili fossili;
  • con emissioni operative di gas serra nulle o molto basse;
  • conforme alle soglie stabilite a livello nazionale.

La direttiva disciplina inoltre le modalità con cui deve essere coperto il fabbisogno annuale di energia primaria, considerando fonti rinnovabili in sito o nelle vicinanze, comunità energetiche, sistemi efficienti di teleriscaldamento e teleraffrescamento e altre fonti prive di carbonio, secondo le condizioni europee e nazionali.

Carbon neutral non significa automaticamente edificio a emissioni zero

Un edificio può essere il soggetto di una dichiarazione di neutralità carbonica secondo la UNI ISO 14068-1. Ciò non dimostra automaticamente la conformità allo standard di edificio a emissioni zero previsto dalla EPBD.

Le differenze riguardano:

  • finalità della valutazione;
  • confini delle emissioni;
  • soglie energetiche;
  • emissioni operative;
  • combustibili fossili utilizzati in sito;
  • modalità di copertura del fabbisogno energetico;
  • ruolo della compensazione;
  • requisiti definiti a livello nazionale.

Le scadenze europee per i nuovi edifici

La Direttiva EPBD stabilisce che siano edifici a emissioni zero:

  • dal 1° gennaio 2028, i nuovi edifici di proprietà di enti pubblici;
  • dal 1° gennaio 2030, tutti i nuovi edifici.

Per gli immobili esistenti, la direttiva mira alla trasformazione del patrimonio edilizio europeo in un parco altamente efficiente e decarbonizzato entro il 2050, attraverso piani, traiettorie e misure nazionali.

Non introduce invece un obbligo identico e direttamente applicabile a ogni singolo edificio esistente di raggiungere lo standard a emissioni zero entro una data uniforme.

La UNI ISO 14068-1 prevede una certificazione?

ISO e UNI pubblicano gli standard tecnici, ma non rilasciano direttamente una certificazione di neutralità carbonica al soggetto valutato.

Organismi esterni possono svolgere verifiche, validazioni o valutazioni di conformità secondo uno specifico schema. Prima di utilizzare il termine “certificato” occorre controllare:

  • oggetto della valutazione;
  • perimetro;
  • periodo considerato;
  • metodologia applicata;
  • emissioni comprese;
  • esclusioni;
  • riduzioni realizzate;
  • emissioni residue;
  • crediti o rimozioni utilizzati;
  • livello di garanzia;
  • organismo emittente;
  • eventuale accreditamento;
  • limitazioni riportate nell’attestazione.

Non tutte le attestazioni coprono lo stesso oggetto. Una verifica dell’inventario delle emissioni non equivale necessariamente alla valutazione dell’intero percorso di neutralità carbonica.

Come comunicare un claim di neutralità carbonica

L’applicazione della UNI ISO 14068-1 non sostituisce la normativa sulle pratiche commerciali e sulle comunicazioni ambientali.

Una comunicazione trasparente dovrebbe indicare:

  1. che cosa è stato dichiarato carbon neutral;
  2. per quale periodo;
  3. quali confini sono stati utilizzati;
  4. quali emissioni sono state considerate;
  5. quali riduzioni sono state conseguite;
  6. quali emissioni sono rimaste;
  7. come sono state gestite;
  8. se è intervenuta una verifica indipendente;
  9. dove sono disponibili metodologia e dati essenziali.

Dal 27 settembre 2026 le regole europee rafforzano il contrasto ai claim ambientali ingannevoli.

In particolare, non sarà consentito attribuire a un prodotto un impatto climatico neutro, ridotto o positivo quando la dichiarazione si fonda sulla compensazione delle emissioni.

Le affermazioni riferite a organizzazioni, attività o obiettivi futuri devono comunque essere specifiche, documentate e valutate secondo la normativa applicabile.

Anche gli obiettivi ambientali futuri devono poggiare su impegni chiari, verificabili e inseriti in un piano realistico, con obiettivi misurabili e scadenze definite.

Una valutazione basata sulla UNI ISO 14068-1 non rende quindi automaticamente lecito un claim commerciale. Oggetto, formulazione, destinatari ed evidenze disponibili devono essere verificati separatamente.

Come avviare un percorso credibile di neutralità carbonica

Un’organizzazione può partire da questa sequenza:

  1. attribuire ruoli e responsabilità interne;
  2. definire il soggetto della valutazione;
  3. scegliere una metodologia appropriata;
  4. stabilire confini e periodo;
  5. organizzare la raccolta dei dati;
  6. costruire l’inventario iniziale;
  7. individuare le fonti emissive più rilevanti;
  8. definire obiettivi e piano di riduzione;
  9. realizzare e monitorare gli interventi;
  10. aggiornare periodicamente l’impronta;
  11. quantificare le emissioni residue;
  12. valutare rimozioni e compensazioni;
  13. predisporre la rendicontazione;
  14. verificare dati e comunicazione finale.

Il lavoro non dovrebbe iniziare dalla scelta di uno slogan o dall’acquisto di crediti, ma dalla costruzione di un inventario attendibile e di un piano di riduzione verificabile.

La neutralità carbonica deve inserirsi in un percorso più ampio di gestione ambientale e decarbonizzazione, fondato su dati verificabili, interventi di riduzione e monitoraggio dei risultati.

La norma potrà essere aggiornata?

Alla data del 16 luglio 2026, la UNI ISO 14068-1:2025 risulta ancora vigente in Italia.

A livello internazionale, la ISO 14068-1:2023 risulta pubblicata, mentre una nuova ISO 14068 è in fase avanzata di sviluppo e potrebbe sostituire l’attuale edizione.

Contratti, verifiche, dichiarazioni e attestazioni dovrebbero quindi riportare sempre:

  • numero della norma;
  • edizione e anno;
  • eventuale programma applicato;
  • periodo della valutazione;
  • oggetto e perimetro della dichiarazione.

Il contenuto dovrà essere ricontrollato dopo la pubblicazione della nuova ISO 14068 e dopo il suo eventuale recepimento italiano.

Domande frequenti sulla UNI ISO 14068-1

La UNI ISO 14068-1 è obbligatoria?

No. È una norma tecnica volontaria. Può però diventare un requisito attraverso contratti, capitolati, gare, programmi di verifica o specifici richiami normativi.

A quali soggetti può essere applicata?

Può essere applicata a organizzazioni e prodotti, compresi servizi, edifici ed eventi chiaramente delimitati. La dichiarazione deve indicare con precisione il soggetto, i confini e il periodo considerati.

Carbon neutral e net zero significano la stessa cosa?

No. La neutralità carbonica può riferirsi a un soggetto, a un perimetro e a un periodo determinati. Il net zero descrive normalmente un percorso di lungo periodo fondato su riduzioni profonde e sulla limitazione delle emissioni residue.

È sufficiente acquistare crediti di carbonio per dichiararsi carbon neutral?

No. La norma assegna priorità alla quantificazione e alla riduzione delle emissioni. I crediti possono concorrere alla gestione della parte residua, ma non sostituiscono un piano documentato di riduzione.

La norma considera anche le emissioni indirette?

Sì, le emissioni indirette rilevanti devono essere valutate secondo il soggetto, i confini, la metodologia e il programma applicato. Eventuali esclusioni devono essere motivate e documentate.

ISO o UNI rilasciano una certificazione di neutralità carbonica?

No. ISO e UNI pubblicano le norme ma non certificano direttamente organizzazioni, prodotti o edifici. Le attività di verifica o valutazione sono svolte da organismi esterni e devono essere esaminate nel loro specifico perimetro.

Un edificio carbon neutral è anche un edificio a emissioni zero secondo la EPBD?

Non automaticamente. La dichiarazione di neutralità carbonica e la conformità allo standard EPBD utilizzano requisiti, soglie e metodologie differenti.

Quali informazioni devono accompagnare un claim di neutralità carbonica?

Il claim dovrebbe chiarire il soggetto, il periodo, i confini, la metodologia, le emissioni considerate, le riduzioni ottenute, la quantità residua, gli strumenti utilizzati per gestirla e l’eventuale verifica indipendente.

Fonti normative e tecniche

  • UNI ISO 14068-1:2025: neutralità carbonica e gerarchia tra riduzioni, rimozioni e compensazione.
  • ISO 14068-1:2023: Climate change management — Transition to net zero — Carbon neutrality.
  • ISO 14064-1: quantificazione e rendicontazione delle emissioni e delle rimozioni a livello organizzativo.
  • ISO 14064-3: validazione e verifica delle dichiarazioni sui gas serra.
  • ISO 14067: carbon footprint di prodotto.
  • ISO 14040 e ISO 14044: principi, quadro di riferimento e requisiti dell’analisi del ciclo di vita.
  • Direttiva (UE) 2024/1275: prestazione energetica nell’edilizia ed edifici a emissioni zero.
  • Commissione europea – Zero-emission buildings: definizioni e applicazione dello standard EPBD.
  • Direttiva (UE) 2024/825: tutela dei consumatori e contrasto alle dichiarazioni ambientali ingannevoli.
  • ISO/FDIS 14068: evoluzione internazionale dello standard sulla transizione verso il net zero.

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